Elezioni Amministrative 2009
Come Verdi di Bologna crediamo che sia indispensabile recuperare quel senso di comunità che si è perso, così importante per la crescita collettiva della città. E’ assolutamente necessario abbandonare l’idea che il conflitto tra le diverse anime della città sia un processo positivo.
Quando il tessuto sociale è a rischio, non ci si deve stupire delle pulsioni razziste e xenofobe, delle derive secessioniste, della volgarità, dell’arroganza e della violenza nei rapporti tra gli individui e i gruppi. Bologna deve resistere a questa involuzione ma soprattutto reagire all’accettazione passiva che sta penetrando nella nostra cultura democratica sociale ed istituzionale.
E’ innanzitutto questo l’atteggiamento che, a nostro avviso, dovrà assumere la prossima amministrazione di centro sinistra a Bologna. Noi vogliamo creare le condizioni per questa vittoria.
In questi cinque anni, particolare attenzione critica è stata rivolta alla qualità della democrazia istituzionale e al metodo di governo della città adottato in questo mandato e alla figura del sindaco uscente.
E’ stato più volte sottolineato negli interventi la necessità di dare un forte segno di discontinuità col recente passato e lavorare per una ricostruzione di un’area vasta di centro-sinistra e di proposta alternativa di governo.
Nei prossimi mesi il bilancio comunale dovrà essere improntato ad un seria politica di riduzione degli sprechi, ad un allargamento del livello di protezione dei soggetti più deboli e ad una nuova politica ecologica. Tuttavia non possiamo rimanere ancorati ad un’idea conservativa degli attuali parametri di progresso e di qualità della vita.
Un esempio per tutti: la nazione-modello del mondo nel mezzo della sua crisi ha deciso una svolta storica, e si tratta di una svolta socio-ecologica. Annunciando le riforme per rilanciare l’economia, l’azione di Obama è incentrata sulla ricerca e sull’innovazione tecnologica “verde”, lanciando un piano di riconversione del sistema energetico verso le fonti rinnovabili.
L’obiettivo di nuova amministrazione dovrebbe favorire queste priorità (l’opposto del nostro Governo che cerca di limitarle), ridurre il consumo e soprattutto puntare sulle energie pulite e riconversione tecnologica.
Tutto questo si può fare recuperando la partecipazione cedendo potere decisionale alle cittadine e ai cittadini di Bologna.
Dovremmo pensare a nuove forme di partecipazione, vere e proprie istituzioni per una nuova cittadinanza attiva e inclusa nel tessuto amministrativo territoriale.
Una nuova carta costituente territoriale capace di evocare una prospettiva universale di cittadinanza.
POLITICHE GIOVANILI E SPAZI DI AGGREGAZIONE A BOLOGNA
La società di oggi, definita da Bauman “la società dell’incertezza”, proietta nella sua quotidianità il bisogno di ri-dare significato all’esistenza, senza però riuscirci, a causa delle condizioni di fragilità esterne e/o interne di ogni soggetto.
Questo è visibile soprattutto nei giovani, laddove le condizioni per la ricerca del significato di “divertimento” escludono i sentimenti, le passioni e le emozioni legate al corpo e alla spiritualità.
I giovani sono il nostro presente e non solo il nostro futuro. I giovani sono attivi e non passivi. Parlare di giovani a Bologna oggi, significa discutere della mancanza nel Comune di Bologna di un Assessorato alle Politiche Giovanili Integrato, rappresentando il primo fattore di analisi di servizi per i giovani frammentati e isolati.
Tuttavia l’Assessorato alle Politiche Giovanili non si dovrà porre secondo un’approccio normativo, bensì di ascolto e coordinamento con gli altri servizi del territorio (Scuola, Università, Politiche Sociali, Cultura e Sviluppo d’Impresa giovanile).
- produrre azioni di fund raising in ambito europeo
- presidiare le azioni di promozione sociale e culturale dei giovani,
- coordinare i servizi offerti dai diversi quartieri in ambito giovanile
Sarà necessario promuovere protocolli d’intesa a protezione degli operatori che intervengono in situazioni di disaglio sociale, laddove ad esempio, secondo la Legge FINI-Giovanrdi, gli obblighi formali di denuncia entrano in contrasto con i fini di prevenzione e riduzione del danno.
Da qui parte il bisogno di aprire in tutti i Quartieri della città di Centri di Aggregazione Giovanile con finalità educative. Spazi di aggregazione di libera affluenza, per un target di utenti tra i 14 e i 20 anni con finalità di narrazione e di confronto con educatori professionali, formati e selezionati in base a specifiche esperienze e competenze.
La formazione degli educatori è fondamentale, poichè attraverso questi spazi ci si pone l’obiettivo di promuovere una politica centrata sulla cittadinanza attiva, quale concreta azione di prevenzione dei comportamenti a rischio e dell’emarginazione, per creare un sistema di protezione e di sicurezza di sè.
Questo modello integrato di servizi incide in maniera efficace, oltre che sulla qualità della vita delle persone e della Comunità anche sulla riduzione dei costi degli interventi di emergenza ,soprattutto laddove il target di giovani è ad alto rischio di esclusione sociale, perchè crea collegamenti e connessioni per agire la prevenzione in modo coerente.
PIU’ LAICITA’
Crediamo sia necessario rinunciare a qualsiasi integralismo, sia esso religioso, culturale, politico e istituzionale con l’unico obiettivo di garantire la massima libertà compatibile con il massimo grado di coesione sociale.
PIU’ SOCIALITA’ E PIU’ CONVIVENZA
In questo ultimo mandato si è insinuato, in seno all’Amministrazione Comunale, un principio religiosamente punitivo nei confronti della cittadinanza che bisogna rimuovere.
Rimuovere la politica delle Ordinanze Liberticide di Cofferati. Ci impegneremo per una città con più vita, più dehors, più punti di aggregazione e partecipazione sociale, più relazioni e più comunicazione.
PIU’ CULTURA E SAPERI
Il mondo della cultura bolognese è sempre stato ricco di moltissime realtà di autoproduzione che raggiungono spesso molti meriti anche all’estero ma faticano a trovare spazi e risorse al livello cittadino.
La salvaguardia di questo ricco tessuto produttivo culturale sarà la priorità dei Verdi nella prossima amministrazione di Bologna
La sperimentazione è un valore e va conservato, anche con appositi fondi.
Senza drammatizzare più del necessario, occorre aprire un confronto tra tutti le realtà culturali della città, soprattutto quelle maggiormente precarizzate e penalizzate dalla mancanza di risorse, condividere le priorità e concentrare le risorse per evitare che vadano dispersi gli effetti positivi che la cultura ha sulla crescita economica e civile di una comunità.
E’ prioritario che nel prossimo mandato amministrativo l’Assessorato alla Cultura sviluppi una vera e propria azione di found rising presso la Comunità Europea in stretta sintonia con la Regione Emilia-Romagna, in modo da far precipitare su Bologna le risorse economiche necessarie per garantire la capacità produzione culturale a tutte le realtà che operano nel territorio bolognese.
La cultura non è una spesa improduttiva, bensì un investimento. La cultura è la leva fondamentale per attirare interessi e saperi a Bologna. In questa prospettiva dobbiamo lavorare su eventi in grado di valorizzare i luoghi della nostra città. Per questo gli eventi, festival, manifestazioni già promossi a Bologna vanno trasformati in un sistema di offerta culturale.
NUOVO WELFARE
Attivare un ripensamento degli strumenti di welfare adeguati alle nuove sfide.
Nuovi bisogni emergono portati dalla crescita dei flussi migratori, dall’emergere di nuove soggettività e nuove famiglie, portatori di diritti ma non ancora contemplati da un welfare che finora eroga soltanto alle famiglie più tradizionali. La crisi economica e la crescita del precariato giovanile impongono poi di ricercare nuove concezioni di welfare a supporto di nuove fasce di povertà.
E’ necessario dare vita a un fondo di emergenza con il quale dare un ai lavoratori licenziati, in cassa integrazione o in mobilità.
Gli interventi potrebbero prendere la forma anche del microcredito, in particolare nei confronti della popolazione immigrata, che potrebbe così affrancarsi dalle rigidità dei provvedimenti sull’immigrazione del Governo Berlusconi.
E’ inoltre possibile aprire con continuità il CAAB ai cittadini e promuovere la costituzione di spacci popolari e di Gruppi di Acquisto Popolari e Solidali.
Così come sarà necessario pensare a un Distretto di Economia Solidale a Bologna per sostenere attività di reticolazione e di attivazione di servizi comuni fondamentali con l’obiettivo di istituire di un organismo indipendente per fare rete-tra-reti, diffondendo informazioni e attribuendo “marchi” di economia solidale ad organizzazioni, prodotti o servizi.
Sul piano strategico nel Comune di Bologna si potrebbe favorire la formazione dei DES in sintonia con la rete di economia solidale:
- agevolando il coinvolgimento dei soggetti economici e delle loro associazioni e contribuendo alla mappatura dei soggetti;
- contribuendo a sostenere, nella fase iniziale le attività di reticolazione e di attivazione di servizi comuni;facendosi garante e mediando la nascita di progetti all’interno della rete di economia solidale;
- utilizzando sevizi e beni provenienti dall’economia solidale;
- praticando e promovendo cultura e informazione sui temi e sulle esperienze dell’economia solidale;facilitando l’accesso a strutture e luoghi in cui praticare l’economia solidale;
- dialogando con i soggetti appartenenti ai distretti di economia solidale per valutare, in accordo con la rete, l’opportunità di criteri per l’attribuzione di “marchi” al fine di valorizzare i prodotti e processi caratteristici dell’economia solidale.
CASA
Il primo punto da cui sviluppare ragionamento e indirizzo politico è il riconoscimento di nuovi stati di bisogno.
Le modificazioni del mercato del lavoro ci impongono di pensare soluzioni attuali per tutte quelle fasce non garantite. Non possiamo assolutamente ritenere sacrificabile una parte della società che vive nella nostra città in camere da letto condivise e mal arredate, che ha salari spesso composti da redditi provenienti da più attività e comunque la cui somma è sempre inferiore ai 1000 €, che non avrà mai un futuro di diritti perchè per definizione è esclusa dalla distribuzione della ricchezza, diretta e indiretta, tramite Welfare State.
Dati locali e nazionali ci parlano di cifre allarmanti: cresce l’università come laboratorio della precarietà didattica e lavorativa. Non c’è più differenza tra lo studente e il precario.
In queste prospettive nessuno di questi soggetti potrà permettersi una casa di proprietà o un canone di affitto urbano, da single, a Bologna. Il primo passo verso la convivenza civile è l’inclusione: non possiamo lamentarci della disaffezione nei confronti di Bologna.
Le risposte devono essere articolate su più fronti.
Da un lato deve essere priorità calmierare il mercato degli affitti e dotarsi di strumenti efficaci per recuperare il denaro evaso attraverso l’affitto e il lavoro nero, per reinvestirlo in nuove politiche abitative e nella costruzione o ristrutturazione di alloggi pubblici.
Dall’altro deve essere priorità tenere aperta e aggiornata la riflessione sui criteri di inclusione nel diritto alla casa per tutti questi nuovi soggetti non garantiti. Da questo punto di vista i bandi Erp si sono dimostrati largamente insufficienti e per nulla innovativi. Non fanno nessuna apertura nei confronti di precari, studenti senza reddito,migranti , giovani coppie. Per tutte queste figure non c’è prospettiva di poter rivendicare il diritto alla casa, né quindi di poter accedere all’edilizia pubblica.
Tutto questo a fronte di centinaia di appartamenti Acer che continuano ad essere vuoti, decine di proprietà pubbliche in disuso e degradate, migliaia di appartamenti privati sfitti.
Inoltre è noto che moltissimi appartamenti Acer sono stati resi inagibili tramite la distruzione dei sanitari e degli impianti per evitarne l’occupazione. Questo è un uso irresponsabile del patrimonio pubblico: si preferisce distruggerlo purchè non venga occupato, per poi ristrutturarlo con spreco di denaro pubblico. Ma dove ci porta questa logica ?
Deve iniziare un’operazione di conservazione e ampliamento del patrimonio di edilizia residenziale pubblica. In particolare vanno fatti forti investimenti nell’edilizia per dare una casa a chi non può comprarsela o affittarsela a prezzi di mercato.
Rivedere i criteri e i tempi di assegnazione delle graduatorie Erp.
Stimolare i privati ad affittare le case sfitte garantendo agevolazioni fiscali.
Pensare ad una gestione non in perdita e che al contempo contrasti la speculazione.
Con appositi progetti va sostenuta la possibilità dell’autocostruzione e l’autoristrutturazione soprattutto se questa risponderà anche a criteri di maggiore eco-compatibilità.
IMMIGRAZIONE
Dall’Accoglienza Disincentivante a nuove forme di Inclusione e Diritto di cittadinanza.
Le trasformazioni della normativa nazionale in materia di immigrazione sono andate nella direzione di aumentare gli appartenenti alla categoria dei soggetti illegali, inasprendo tutte le condizioni per ottenere e soprattutto per rinnovare il permesso di soggiorno, per ottenere la carta di soggiorno, per ricongiungersi con i familiari e, soprattutto, prevedendo una modalità di ingresso regolare realisticamente impraticabile – il famoso e attualissimo sistema del decreto flussi – in base al quale un datore di lavoro italiano dovrebbe assumere una persona straniera che non ha mai visto né messo alla prova.
L’atteggiamento di un’Amministrazione di Centro Sinistra è quello di edulcorare o prevenire i contraccolpi della normativa nazionale. Le ordinanze anti-lava vetri e le modalità di sgomberi di insediamenti di fortuna in aree periferiche e dismesse della città sono emblematiche, al punto che anche la Consulta cittadina per l’Esclusione Sociale presieduta dalla Caritas aveva ritenuto inaccettabili simili provvedimenti.
Per quanto riguarda i residenti stranieri, quindi i migranti regolari, nel Comune di Bologna sono 61 568, 6,5%, un’incidenza superiore alla media nazionale. In un solo anno le presenze sono aumentate del 10,5%
Rispetto a questa parte della popolazione residente si nota una difficoltà dei servizi sociali dell’amministrazione ad affrontare le problematiche dei cittadini stranieri nella fase pre–emergenziale, una fase in cui il migrante è ancora un soggetto portatore di diritti anche per la legge Bossi Fini e può vantare lo status di “cittadino residente”.
Quello che si osserva è che non vengono mai messi in campo interventi di sostegno nel momento della prima domanda di aiuto. Un esempio tra decine è quando la famiglia migrante in possesso di permesso di soggiorno si trova con un reddito in meno perché il capofamiglia è disoccupato da mesi.
Quello che accade con un effetto domino dirompente, è l’impossibilità di rinnovare il permesso di soggiorno per tutti i membri della famiglia, a cui viene tolto anche il titolo di residenti. Moltissime famiglie migranti “cadono in disgrazia” in questo modo, per la perdita dell’unico reddito in seguito ad una malattia trascurata che causa invalidità, ma per legge beneficia dell’assegno di invalidità solo il titolare della carta di soggiorno.
E’ assolutamente necessario garantire il diritto alla salute, posizione questa assunta anche recentemente dall’Ordine dei Medici, rifiutando l’azione di denuncia degli irregolare presso gli organi di Polizia.
Altri punti per una piena cittadinanza: diritto di voto, decentramento delle pratiche per il soggiorno, servizi di orientamento ed informazione del tutto carenti, messa in campo di progetti specificamente pensati per i migranti in difficoltà (prima delle emergenze aggravate da sgomberi), ma anche campagne di più ampio respiro contro passaggi della legge che incidono sui regolamenti comunali, come ad esempio, l’esclusione dai bandi ERP dei migranti che hanno un lavoro a tempo determinato.
QUESTIONI DI GENERE…. QUESTIONE DI LIBERTA’
Anche a Bologna sono presenti purtroppo, ancora oggi, elementi di una cultura che discrimina in base all’appartenenza sessuale e/o ai gusti sessuali degli individui.
Ci opporremo pertanto ad ogni ingerenza di politiche non laiche nelle libertà individuali, convinti che solo la laicità delle istituzioni possa garantire i diritti di tutti. Ci impegneremo, accanto a gay e lesbiche, transessuali e a tutti coloro che vogliono una società tollerante e solidale, in ogni battaglia contro le discriminazioni sessuali nella politica, sui luoghi di lavoro, nella società.
Per chi ha in mente la Bologna nelle strade, la Bologna partecipe, la Bologna delle conquiste sociali è spaventoso pensare che oggi le donne si sentano minacciate nella loro integrità fisica. Ci sembra che sia negata a loro anche la solidarietà tra individui di una stessa collettività, che fino a poco tempo fa, era in grado di difendere ogni suo componente.
Noi vogliamo la rinascita di un nuovo senso di appartenenza ad una società solidale e rispettosa verso l’altro, a partire dalle donne. Ma dobbiamo anche evitare possibili derive liberticide e xenofobe.
Viviamo in una società multiculturale dove le donne devono ridefinire dei percorsi di autonomia per uscire dalla violenza, promuovere la cultura del rispetto e della valorizzazione della donna, dei suoi diritti e del suo contributo nella società, attraverso l’informazione, la formazione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
E’ difficile accettare che si debba nuovamente avere paura.
Più gente per le strade e sulle piazze, meno rischio violenza sulle donne, città più accogliente e affettuosa.
Avviare con i Quartieri un programma di coinvolgimento/sensibilizzazione degli esercizi pubblici e commerciali con apertura serale e notturna (bar, pub, ristoranti, negozi ecc.) in una campagna culturale contro la violenza sulle donne, secondo il principio di sussidiarietà con costi 0 per l’amministrazione
Organizzazione di incontri specifici di primo soccorso tenuti da esperte/i del settore (associazioni) aperti ai cittadini, utili sia alle donne che si trovano in difficoltà, sia ai gestori degli esercizi pubblici, a tutti coloro che a loro volta si possono trovare a gestire un caso di violenza su una donna.
Estensione dell’orario di apertura per i locali che aderiscono alla campagna e che ora non effettuano l’apertura serale per una per ravvivare la città fuori dalle mura
Nuovi punti luce nelle zone buie della città.
Potenziare presidi e assistenti civici privilegiando le forme del volontariato civile al posto delle “ronde” del Governo.
Nuove trattative con le associazioni di tassisti per tariffe agevolate per le corse notturne effettuate dalle donne.
Organizzare progetti da proporsi in maniera capillare nei vari istituti scolastici per educare ad una convivenza pacifica tra generi.
Implementare le fermate a richiesta per gli autobus ATC e formazione agli autisti riguardo a episodi di molestie.
Ampliare il punto sui corsi di formazione del personale di polizia con l’estensione alla formazione anche per i medici e/o infermieri che si occupano del ricevimento delle donne al momento dell’ingresso in pronto soccorso.
ECONOMIA PER L’ECOLOGIA
La nostra impronta ecologica già eccede i limiti del pianeta. Le istanze della sinistra (giustizia sociale) alle quali siamo affini, non bastano per capire che la democrazia vera dello sviluppo sta nella modo di produrre l’energia che lo alimenterà , nei rapporti con i beni naturali, essenziali alla vita e limitati.
Siamo convinti che l’attuale crisi economica sia soprattutto crisi politica, sociale e non da ultima ecologica.
La crisi che noi avevamo preannunciato offre opportunità oggi una via di uscita sostenibile dalla crisi.
SIAMO CIO’ CHE MANGIAMO
A Bologna prodotti tipici o biologici nelle mense scolastiche
Siamo i promotori della Legge regionale n. 29 del 2002 “Norme per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare e per la qualificazione dei servizi di ristorazione collettiva” che ha introdotto nella nostra regione l’uso di alimenti biologici nelle mense scolastiche, l’utilizzo dei prodotti tipici e tradizionali.
Nella città di Bologna si è vista una notevole mobilitazione dei genitori che ha portato alla formazione di numerosi comitati mensa all’interno degli istituti scolastici e alla composizione di un coordinamento dei comitati.
Tra gli obbiettivi prioritari dei comitati, oltre al monitoraggio della qualità e la corretta lavorazione dei cibi preparati ai bambini, vi è l’incentivo dell’utilizzo di prodotti biologici al fine di raggiungere anche la percentuale prevista dalla L.R. 29/2002. Tuttavia questa mobilitazione non è stata da stimolo all’attuale Amministrazione comunale, che non ha dato nessun segnale positivo in tal senso.
Spesso gli enti locali giustificano il mancato utilizzo del biologico nelle mense con i prezzi più alti di questi prodotti rispetto a quelli convenzionali. E’ vero che la qualità biologica significa più cura, più tempo di lavoro e, quindi, maggiori costi di produzione. Non è difficile rendersi conto delle motivazioni di questi maggiori costi, se si pensa che nell’agricoltura biologica non si pratica l’agricoltura intensiva, si usano concimi e prodotti naturali, più costosi di quelli chimici, il raccolto è di qualità migliore, ma spesso inferiore come quantità e la lotta alle piante infestanti si realizza con interventi meccanici e manuali generalmente onerosi.
Oggi il divario sta rapidamente diminuendo grazie alla maggiore diffusione del biologico, all’affinamento delle tecniche di coltivazione e ad una migliore organizzazione della produzione e della distribuzione. In genere, il prezzo di vendita dei prodotti biologici subisce una maggiorazione del 10-20% rispetto ai prodotti convenzionali, maggiorazione che però non ricade direttamente su quanto pagano i genitori perché gli enti pubblici realizzano acquisti cumulativi che permettono notevoli risparmi sul prezzo di partenza.
I Verdi nella Provincia e nel Comune di Bologna continueranno a battersi perché venga rispettata la nostra legge regionale.
Continueremo a dare pieno appoggio e sostegno alle famiglie che si battono per una sana e corretta alimentazione nelle scuole Bolognesi.
SVILUPPO DELL’AUTONOMIA ENERGETICA
Le “città rinnovabili” sono una via percorribile per realizzare una maggior autonomia e prosperità, puntando sull’applicazione dei principi d’efficienza energetica e le energie rinnovabili.
I cambiamenti sono possibili: la riduzione delle emissioni di carbonio è, per quanto difficile, tecnicamente ed economicamente realizzabile. La politica energetica va indirizzata prioritariamente verso la riduzione dei consumi, che per più del 50 per cento sono costituiti da sprechi e usi inefficienti. L’energia consumata all’interno degli edifici civili è oltre il 40% del consumo energetico complessivo, il resto è ripartito dall’industria e dai trasporti in party circa usual. Il 23% die consume è destination al riscaldamento civile, il 10% alla produzione di acqua calda sanitaria, il 4% agli elettrodomestici e, infine, il 3% alla cucina. Una quota sempre più significativa va attribuita al condizionamento estivo ed alle apparecchiature elettroniche delle abitazioni. La riduzione degli sprechi e l’aumento dell’efficienza energetica è un pre-requisito per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, perché:
· accresce il loro contributo percentuale alla soddisfazione del fabbisogno;
· libera grandi quantità di denaro che può essere reinvestito nel loro acquisto.
Alcune strategie per ridurre la nostra domanda di energia e per sostituire progressivamente l’offerta di fonti fossili con le fonti rinnovabili.
· Incentivare ristrutturazioni, costruzioni e servizi ad alta efficienza energetica.
· Certificare energeticamente i servizi pubblici e gli edifici, come clausola vincolante negli atti di compravendita e nei contratti d’affitto.
· Istituire un organismo indipendente di certificazione e controllo dell’efficienza di costruzioni e servizi pubblici.
· Incentivare le fonti rinnovabili inserite in edifici esistenti, di cui sia prevista contestualmente la ristrutturazione per aumentarne l’efficienza energetica.
· Incentivare le fonti rinnovabili integrate in nuovi edifici ad alta efficienza energetica
· Incentivare le ristrutturazioni energetiche complesse, soprattutto da parte degli enti locali, attraverso formule contrattuali tipo le “ESCO” (energy service company, società di servizi energetici).
. Usare la fiscalità per incentivare comportamenti virtuosi in termini della riduzione delle emissioni serra e penalizzare i comportamenti dissipativi, definendo tetti di consumo energetico ed oneri crescenti per i consumi eccedenti
1000 ORTI PUBBLICI IN 5 ANNI
Le zone ortive rappresentano un’importante forma d’aggregazione, di lotta al decadimento della qualità della vita, ma anche di sostentamento alimentare non indifferente.
A Bologna l’esperienza degli orti nasce negli anni 1980 con l’obbiettivo di evitare l’isolamento dell’anziano, contribuire a mantenerlo in maniera autosufficiente e permettendogli allo stesso tempo un sano impiego del tempo libero facilitandogli le occasioni d’incontro, di discussione e di vita sociale.
Oggi, trascorsi tanti anni da quelle prime esperienze crediamo si debba fare un salto di qualità nell’offerta di questa opportunità ai cittadini bolognesi.
Attualmente l’autogestione degli orti, ha prodotto esperienze di socialità e qualità: si fa uso esclusivo di concimi organici, vengono adottate regole per un opportuno risparmio idrico.
Queste iniziative promosse dall’amministrazione non fanno “girare denaro”, ma costruiscono quel così detto capitale sociale, ovvero quell’insieme di valori che possono essere fondamentali per una comunità, coesa e solidale.
Le aree ortive potrebbero essere realizzate anche all’interno di parchi pubblici, un po’ come avviene ora, così da aumentare il controllo del territorio e la percezione di sicurezza di tutti i miei concittadini.
Crediamo, per esempio, che in tutte le aree militari dismesse, partendo dal nascente Parco Giovanni Spadolini (nell’area dei Prati di Caprara), dovranno trovare spazio i nuovi orti.
Cambiare volto a Bologna: Un Piano di Forestazione Urbana
In ambito urbano bisogna iniziare a pensare a soluzioni di lungo termine che possano iniziare realmente, ad invertire la tendenza relativa all’inquinamento dell’aria.
Spesso si parla di legalità sui luoghi di lavoro, nella società, ma ci si dimentica della legalità quando si parla dell’aria che respiriamo ogni giorno.
Molte città europee, a partire da Barcellona hanno deciso di combattere fattivamente l’inquinamento introducendo atti di grande portata amministrativa e politica all’insegna dell’ecologismo sostenibile, cioè hanno posto l’obbligo di piantare ogni 50 metri un albero.
Anche noi come Verdi crediamo che sia arrivato il momento di introdurre scelte di questo genere poiché le piante ad alto fusto permettono di mantenere l’abitazione in un clima fresco nei mesi estivi riparandolo dal sole e caldo in quelli invernali facendone filtrare i raggi.
La dismissione delle aree militari dovrà essere l’occasione per promuovere la realizzazione di nuovi parchi cittadini ma anche modo per pensare al recupero degli edifici esistenti in chiave ecologica senza aumentarne la cubatura esistente.
Nelle città popolate da alberi migliora il clima, viene favorito il ricambio dell’aria secca ed inquinata con aria fresca e umida.
Durante l’inverno riducono le correnti di aria fredda fra gli edifici limitandone il raffreddamento e durante l’estate ombreggiano e rinfrescano traspirando acqua e contribuendo così a regolare l’equilibrio idro-geologico.
L’asfalto, in assenza di riparo dato dall’ombreggiatura delle piante, si arroventa sotto il sole estivo e rilascia aria calda (effetto “calorifero”, tutta l’aria circostante si scalda).
Si sono rilevate differenze fino a 5°C tra centri urbani e aree periferiche più ricche di vegetazione.
Gli alberi contribuiscono ad un miglioramento del nostro equilibrio psico-fisico. Ricercatori statunitensi hanno dimostrato che persone che osservano paesaggi urbani con grandi alberi presentano un battito cardiaco più lento, una minor pressione sanguigna ed una attività cerebrale più rilassata rispetto a chi osserva ambienti privi di vegetazione.
Gli alberi aiutano i bambini a crescere sani: i bambini che tendono a rimanere in casa per mancanza di spazi verdi vicino le loro abitazioni, protetti dalle insidie del traffico, sviluppano capacità motorie e di relazione sociale ad un livello inferiore rispetto ai coetanei che possono giocare liberamente all’aperto.
La maggior parte dei ragazzi italiani è costretta a vivere al riparo delle mure domestiche o scolastiche per evitare i tanti rischi della città e ciò ha influssi negativi sul coretto sviluppo della personalità.
La presenza di verde determina inoltre un aumento di valore degli immobili urbani.
Solo la vista di verde dalla finestra aumenta il valore di una abitazione.
Dal 2000 il valore degli immobili viene calcolato secondo parametri diversi dagli attuali e nella determinazione del valore dell’immobile si tiene conto anche di una “valutazione ambientale”.
La Legge nr. 113 del 1992 (”Legge Rutelli”) obbliga il comune di residenza di residenza di porre a dimora un albero per ogni neonato, a seguito della registrazione anagrafica (G.U. n.40 del 18 febbraio 1992), entro dodici mesi dalla registrazione anagrafica del nascituro.
L’ Ufficio Anagrafico Comunale registra sul certificato di nascita, entro quindici mesi dall’iscrizione anagrafica, il luogo esatto dove tale albero è stato piantato.
DISTRETTO DI ECONOMIA SOLIDALE
Formare almeno un Distretto di Economia Solidale a Bologna per sostenere attività di reticolazione e di attivazione di servizi comuni fondamentali. Obiettivo di breve termine è l’istituzione di un organismo indipendente per fare rete-tra-reti, diffondendo informazioni e attribuendo “marchi” di economia solidale ad organizzazioni, prodotti o servizi.
PACCHETTO BARCELLONA: L’ORDINANZA SOLARE
Il provvedimento principale è dell’agosto del 2000: l’Ordinanza sul solare termico, a dir la verità non è neanche un’ordinanza autonoma ma un allegato della più generale ordinanza sull’ambiente del consiglio comunale di Barcellona. Quattro pagine che hanno fatto diventare la Spagna il quarto produttore mondiale di pannelli solari ed un centro di ricerca a livello mondiale.
Il provvedimento riguarda i nuovi edifici, le ristrutturazioni di una certa entità, i cambi di destinazione e d’uso, qualsiasi impianto residenziale, sportivo, ospedaliero, industriale, commerciale che abbia una domanda di acqua calda da 292 megajoules. Ognuno di questi edifici è obbligato a produrre almeno il 60% di acqua calda con l’installazione di pannelli solari termici. L’ordinanza si occupa anche di incentivi regionali e locali, norme tecniche e architettoniche di installazione, specifici programmi per gli edifici pubblici. Sono previste deroghe limitatissime per motivi paesaggistici, con onere della prova a carico del cittadino.
Inoltre il Consiglio Comunale e l’Agenzia energetica cittadina hanno stilato un piano energetico, il Plan de mejora energètica de Barcelona, con obiettivi ambiziosi ma possibili: entro il 2010 il 20% di emissioni nocive in meno e meno 4,2% di consumi energetici. Per dare un po’ di numeri: dall’agosto del 2000 al dicembre del 2005 sono state 3451 le tonnellate di emissioni evitate, grazie all’installazione di impianti per 667 kW di potenza per una produzione annua di 814.116 kWh. Il fotovoltaico non è da meno: per il Forum 2004 delle Culture è stato inaugurato sul lungomare un pannello (quasi un’opera d’arte) che misura da solo 3.780 metri quadri con una potenza installata di 440 kW.
Intanto in Catalogna 41 comuni hanno seguito le orme di Barcellona: oggi il 56% degli abitanti vive e produce energia con un’ordinanza solare e così in tutta la Spagna: Madrid, Valencia, Siviglia, Granata, per citarne alcune.
In Italia le cose non vanno proprio così, per il solare termico Bolzano conquista l’oro: 4983 mq di pannelli, tanto per fare un paragone Barcellona è ad una distanza siderale: 26181 mq (nel 2000 erano dieci volte meno).
Il sindaco di Barcellona, Joan Clos, ha detto recentemente:”Sto lavorando per una città coesa, aperta, importante e convinta del suo giusto ruolo nel contesto mondiale. Una città civile, impegnata per la pace. Una città dove ognuno possa sviluppare il suo progetto personale e dove ognuno trovi l’aiuto necessario per migliorarsi. Una città dove essere felici non sia un’utopia”.
UN CATASTO ENERGETICO PER BOLOGNA
Il Comune di Bologna in questo mandato amministrativo ha realizzato il nuovo PEC (Piano Energetico Comunale) e ha prodotto degli strumenti molto importanti per realizzare un vero salto di qualità nella programmazione e nella riconversione energetica della città.
Strumento insostituibile per l’analisi e la pianificazione è sicuramente l’Atlante dell’Energia dal quale estrapolare alcuni dati necessari per realizzare il CASTE (Catasto solare territoriale) e fare un censimento reale delle caldaie private e pubbliche attraverso una convenzione con Hera e con ditte private per ridurre del 50% i costi di intervento controllo fumi.
Il Caste è già stato promosso dal Comune di Parma nell’ambito del Bando nazionale Agende XXI locali nel 2004, co-finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.
In particolare questo strumento innovativo ha permesso di:
- calcolare il fabbisogno energetico e le emissioni del parco edilizio del Comune per l’aggiornamento del Piano energetico;
- evidenziare le “criticità” energetiche degli edifici, attraverso una serie di indicatori;
- fornire le indicazioni per lo sviluppo di strategie di intervento volte al risparmio e all’efficienza energetica;
- mettere a punto una metodologia di acquisizione ed elaborazione dei dati coinvolgendo diversi settori del Comune;
- sviluppare un metodo di gestione integrata e di pianificazione energetica del parco immobiliare;
- monitorare lo stato dell’andamento dei consumi energetici e degli interventi di risparmio energetico attuati sugli immobili di proprietà del Comune; – sviluppare un modello che possa essere replicato ed utilizzato da altre amministrazioni.
Il Comune di Parma avendo già accumulato esperienza in queto campo potrebbe diventare un interlocutore privilegiato per la l’amministrazione bolognese così da poter velocemente iniziare un procedimento di razionalizzazione energetica anche del patrimonio immobiliare del comune felsineo.
RACCOLTA DIFFERENZIATA DEI RIFIUTI: IL PORTA A PORTA
In centro storico mancano cassonetti per rifiuti organici e multimateriale, campane e opportunità per compiere la raccolta differenziata.
Certo, le zone maggiormente di pregio, monumentali, necessitano anche di risposte decorose e adatte al contesto, quali possono venire dal crescere del numero delle isole ecologiche (raggruppamenti di cassonetti); ma la risposta ai problemi del centro non è quella di far sparire qualche decina di cassonetti, già oggi insufficienti, ma impegnare HERA ad una campagna di promozione del porta a porta, che parta dal coinvolgimento del mondo del commercio del centro storico (pubblici esercizi, negozianti alimentari, piccolo commercio, pubs, bar come si è fatto nella zona universitaria in occasione delle rassegne culturali estive), mirato su imballi e contenitori di vetro, e si allarghi progressivamente al coinvolgimento dei residenti.
INFRASTRUTTURE: TRASPORTO PUBBLICO ad IMPATTO LIEVE
La scelta del Civis si è rivelata sbagliata perchè non prevista in un sistema omogeneo di trasporto pubblico, di cui differenzia esasperatamente le modalità indebolendo la domanda potenziale, non coprendo zone di forte attrattività di utenza (come via Indipendenza) e collegandosi malamente ad altri mezzi, come l’economicamente improbabile metrotramvia in zona Palasport.
Tale scelta, compiuta dalla Giunta Guazzaloca in luogo della già prevista rete tramviaria e semplicemente rimodulata dall’Amministrazione Cofferati, ha comportato uno spreco di risorse pubbliche già assegnate al TRAM ed investite al contrario in una tecnologia obsoleta.
Pertanto, è necessario compiere una verifica su tutte le opere attualmente in fase di realizzazione o di progetto inerenti la mobilità pubblica bolognese (Civis, metrotramvia, People Mover, Servizio Ferroviario Metropolitano), improntata a criteri di efficacia trasportistica, integrazione vettoriale e tariffaria, sostenibilità ambientale ed economica, rapidità di esecuzione, sicurezza “a vista” per gli utenti (il metrò sotterraneo non è per questo motivo sicuro), affidabilità di esercizio collaudato in ambito nazionale e/o europeo, attualità tecnologica, congruità con il tessuto urbanistico esistente o previsto dagli strumenti di pianificazione tuttora vigenti.
Tale verifica potrà comportare delle modifiche attuabili mediate variante tecnica rispondente alla normativa da cui discendono gli interventi menzionati, in particolare la legge 211/92 sul trasporto rapido di massa.
Tali modifiche non dovrebbero prevedere l’annullamento sostanziale di interventi già realizzati ed in ogni caso utili al trasporto pubblico (corsie preferenziali, zone e banchine pedonali, fermate, predisposizione della linea aerea), per evitare di sprecare risorse pubbliche già parzialmente impiegate o stanziate, semmai agendo con modalità analoghe – pur se difformi nelle conclusioni – a quelle già utilizzate da precedenti amministrazioni (anno 2000, fondi statali già impegnati per il TRAM devoluti invece, con variante tecnica, a Civis e metrò).
Le suddette opere civili già realizzate per il Civis potrebbero comunque essere riutilizzate per una destinazione realmente tramviaria, mentre i vettori del Civis già acquistati o pagati potrebbero essere riutilizzati sulla rete filoviaria esistente (linee 13, 32 e 33) od attrezzata (linea 14).
La tratta Fiera – Stazione del progetto metrotramvia può essere efficacemente sostituita dal SFM che già oggi attesta una stazione all’interno del Polo fieristico collegandosi alla cintura ferroviaria merci, attualmente sottoutilizzata rispetto alle sue potenzialità.
Tale tratta fu già utilizzata con successo da una massiccia utenza ferroviaria in occasione del Congresso Ecaristico Nazionale svoltosi a Bologna nel 1997, per il quale fu anche istituita un’apposita stazione creata ex-novo al CAAB, sede di quell’evento, e che oggi potrebbe servire quella zona ed in particolare la Facoltà di Agraria dell’Università, decongestionando le strade dal traffico privato.
In poche parole, realizzare un sistema ferroviario metropolitano, con piste ciclabili e parcheggi scambiatori ai margini della città, è un obiettivo di breve termine che rispetterebbe gli accordi già approvati per il Sistema Ferroviario Metropolitano.
E parlando di doppioni, si può registrare l’inutilità (oltre che il forte impatto visivo sul paesaggio urbano) del previsto People Mover a servizio dell’Aeroporto, per il quale sarebbe sufficiente una leggera rettifica di tracciato della vicina linea di SFM già progettata ed in parte esistente.
Questo intervento leggero ma efficace sull’esercizio previsto tra aeroporto e stazione (ed anche su tutte le tratte di SFM) non comporterebbe sperpero di denaro pubblico o introiti aleatori di risorse private.
In sede di verifica di progetto si dovrà evitare il rischio di creare un trasporto pubblico irrazionale e insostenibile, come già avvenuto con il Civis appaltato da Guazzaoca a fine mandato e ad un solo concorrente.
Un possibile modello di riferimento per la nuova fase progettuale e operativa è un sistema univettoriale ferrotramviario compiuto in tempi rapidi secondo consolidati modelli di analisi comparativa costi/benefici di carattere quali/quantitativo, destinando all’uso ciclopedonale zone sensibili o maggiormente attrattive della al fine di tutelare il centro storico e monumentale e infondere vitalità alle zone a vocazione commerciale.
Vogliamo disincentivare l’uso dell’auto nel centro storico e di tutti i mezzi inquinanti ma ciò non deve sembrare una punizione per la mobilità privata, casomai è un impegno a promuovere l’utilizzo del mezzo pubblico.
La rivitalizzazione urbanistica e l’aggregazione sociale ben si abbinano ad una politica del trasporto pubblico che sia anche premiale e identitaria e non gestita nè considerata come ambito da reietti. Per scongiurare l’abbandono di zone sia centrali che periferiche che favorisce fenomeni di marginalità e perdita di sicurezza da parte dei cittadini, è necessaria la diffusione di attività conviviali e produttrici di cultura in grado di attrarre fasce diverse di popolazione.
L’esempio del Sindaco Renzo Imbeni che negli anni ‘80/’90 si recava in Comune in bus o in bici può essere l’emblema della rinascita amministrativa e civile, ovvero antitetica alla barbarie diffusa, di Bologna.
VIABILITA’: una soluzione per il Nodo di Rastignano
A settembre 2008, con la sottoscrizione del Rapporto di VIA, approvato con delibera regionale, si è concluso l’iter per l’approvazione del progetto definitivo “variante alla strada n. 65 “della Futa”, conosciuto anche come “Nodo di Rastignano”, dopo oltre 20 anni di ritardi.
Dopo le difficoltà delle procedure d’appalto negli anni ’90, la Provincia di Bologna, con l’acquisizione della proprietà delle strade ANAS, assume nel 2003 l’incarico della progettazione mentre il progetto preliminare è stato approvato nel 2005 e quello definitivo all’inizio del 2006.
La conferenza dei servizi, apertasi nel 2006 si è conclusa positivamente a settembre 2008 e sono state accolte osservazioni provenienti dai territori, dai comitati, dai Comuni, dalla Soprintendenza e dal Servizio Tecnico di Bacino.
Regione, Provincia e Comuni hanno fatto il loro dovere arrivando all’approvazione del progetto, ora bisogna trovare il finanziamento per l’opera, il cui costo complessivo è di 52 milioni di Euro.
Alcuni fondi governativi sono disponibili (circa 7 milioni di euro), ma molto bisogna ancora fare.
Come Verdi di Bologna riteniamo fondamentale questo intervento per quel quadrante bolognese e per il collegamento con il sistema tangenziale-autostradale di Bologna. L’opera rappresenta un’esigenza senza la quale l’intera area, già fortemente svantaggiata in questo ventennio di ritardi, sarebbe destinata ad un declino sotto il profilo prima di tutto ambientale ma anche economico, industriale e di conseguenza sociale.