In queste ore si è aperto il dibattito sull’ipotesi di realizzare un nuovo stadio nell’area della Fiera di Bologna.
Come Europa Verde di Bologna non siamo tra quelli che si schierano per principio con un “sì” o con un “no”, ma pensiamo invece che il compito della politica sia valutare i progetti nel merito, senza slogan e senza strumentalizzazioni.
Lo diciamo con chiarezza che la nostra prima scelta è sempre stata il recupero dello stadio Dall’Ara, per una ragione molto semplice, perché recuperare ciò che già esiste è quasi sempre preferibile alla costruzione di nuove strutture, soprattutto quando si parla di consumo di suolo.
Detto questo, bisogna avere l’onestà intellettuale di ricordare alcuni aspetti che oggi sembrano essere stati dimenticati.
Il progetto di riqualificazione del Dall’Ara non avrebbe consentito al Bologna calcio di continuare a giocare nello stadio durante i lavori.
Era infatti prevista la costruzione di uno stadio temporaneo nell’area di FICO, con tutto ciò che questo avrebbe comportato ovvero nuovo consumo di suolo, nuove opere accessorie di viabilità, parcheggi e altre infrastrutture provvisorie.
Ed il motivo era noto da tempo poiché attorno al Dall’Ara non esistevano gli spazi necessari per la cantierizzazione e per il deposito dei materiali mantenendo contemporaneamente l’attività sportiva al suo interno.
Per questo motivo raccontare oggi che il restyling era un’opzione a impatto zero non corrisponde alla realtà e ci allontana da una discussione puntuale su un progetto di questa portata per la città.
Bisogna anche pensare ad un altro aspetto relativo all’attuale collocazione dello stadio che non è per nulla ad impatto zero.
Da sempre infatti chi vive in zona stadio sa bene cosa significhi convivere con questa infrastruttura perché ad ogni partita ci sono auto parcheggiate ovunque, marciapiedi occupati, passi carrai bloccati, parcheggi condominiali invasi e due interi quartieri praticamente isolati per mezza giornata ad ogni evento.

Tant’è che come Verdi alla fine degli anni novanta denunciammo questa situazione più volte, organizzando anche iniziative simboliche, come le “multe finte” lasciate sulle automobili parcheggiate irregolarmente.
Lo facemmo per richiamare l’attenzione su un problema che colpisce soprattutto le persone più fragili come gli anziani, i disabili, le famiglie con bambinim e anche questo è un tema ambientale e di giustizia urbana.
Occorre poi fare chiarezza anche sull’area della Fiera che si vorrebbe utilizzare.
Non stiamo parlando di un’area pubblica destinata a verde, ma di un’area privata classificata da decenni, dagli strumenti urbanistici, come zona di ‘espansione fieristica’ e di cui una parte risulta già oggi urbanizzata da opere realizzate negli ultimi anni per il deposito dei materiali collegati ai lavori del passante.
Naturalmente questo non significa che qualsiasi progetto vada bene, ma bisogna anche sottolineare gli aspetti positivi che potrebbe avere questa nuova localizzazione come
la presenza di alcune strutture che lo renderebbero più facilmente raggiungibile come il grande parcheggio Michelino, già dimensionato per migliaia di veicoli, il futuro capolinea del tram e una migliore accessibilità rispetto all’attuale sede.
Per noi, però, esistono almeno due condizioni imprescindibili:
La prima è dire no a qualsiasi speculazione immobiliare che utilizzi lo stadio come pretesto per realizzare nuove volumetrie residenziali o commerciali dicendo chiaramente che il nuovo stadio non potrà essere l’ennesima operazione immobiliare mascherata da investimento sportivo.
La seconda riguarda il destino del Dall’Ara.
Sarebbe infatti inaccettabile costruire un nuovo stadio e lasciare uno dei simboli della città in stato di abbandono.
E dunque le progettualità, nuovo stadio e trasformazione del vecchio impianto, dovranno far parte dello stesso progetto.
Potrebbe nascere così una straordinaria occasione di rigenerazione urbana, immaginando il Dall’Ara come una nuova centralità cittadina fatta da un grande parco urbano aperto ogni giorno dell’anno, con spazi culturali, attività sportive, servizi pubblici e luoghi di aggregazione.
Un progetto capace di conservare il valore storico dello stadio e restituirlo definitivamente alla città.
Potrebbe essere un intervento innovativo e di valore europeo, capace di coniugare tutela del patrimonio storico, sostenibilità ambientale e qualità della vita.
Infine c’è un ultimo aspetto che non possiamo ignorare.
Dal punto di vista sportivo il Dall’Ara è ormai una struttura che mostra tutti i limiti di un impianto progettato un secolo fa.
È una valutazione che riguarda soprattutto il Bologna calcio, più che l’intera città, ma è una valutazione reale e non può essere liquidata come se non esistesse.
Per questo motivo la discussione non dovrebbe essere tra favorevoli e contrari a prescindere e la vera domanda per noi è un’altra.
Bologna è in grado di cogliere questa occasione per avere contemporaneamente uno stadio moderno e un grande nuovo parco urbano ricavato dal Dall’Ara storico?
Se la risposta sarà sì, e se saranno escluse speculazioni immobiliari e nuovo consumo di suolo ingiustificato, allora il dibattito merita di essere affrontato senza pregiudizi ideologici, ma con senso delle istituzioni e nell’interesse della città.
I Co-Portavoce di Europa Verde
Valentina Marassi
Filippo Bortolini
e l’Esecutivo Comunale






