



Il lavoro svolto da Alleanza Verdi e Sinistra in Regione per mitigare la scelta di derogare al blocco dei diesel Euro 5 è importante e deve proseguire anche a livello locale.
Occorre però dirlo con chiarezza: rinviare ancora non risolve il problema, ma ne trasferisce i costi sulla salute delle persone e sul futuro delle nostre città.
Presentare le limitazioni ai veicoli più inquinanti come una guerra contro le fasce più deboli significa falsificare l’oggetto del contendere.
Sono soprattutto i redditi più alti, attraverso livelli di consumo ed emissioni maggiori, ad alimentare la crisi climatica; sono invece le persone con meno risorse a subirne più duramente le conseguenze, perché vivono più spesso nelle aree trafficate, hanno meno possibilità di scegliere dove abitare e dispongono di minori strumenti per proteggere la propria salute.
Ma proprio per questo la deroga non è una misura sociale. Lasciare tutto com’è significa costringere anche chi ha meno a continuare a respirare un’aria peggiore e a dipendere da mezzi vecchi, più costosi da mantenere e con consumi più elevati. L’inquinamento della Pianura Padana non è un dato astratto: produce malattie, morti premature e un peggioramento concreto della qualità della vita.
La risposta non può essere punitiva, ma deve essere efficace.
Servono contributi consistenti e realmente progressivi, calibrati sul reddito, per aiutare chi possiede un veicolo obsoleto e non ha oggi un’alternativa. Sostegni diretti e a fondo perduto, non nuovi debiti per acquistare un’altra automobile.
Allo stesso tempo, Bologna e la Città metropolitana devono investire con ancora maggiore decisione in un sistema di mobilità che permetta davvero di spostarsi senza essere obbligati a possedere un’auto: tram, Servizio ferroviario metropolitano, autobus più frequenti e accessibili, ciclovie urbane ed extraurbane continue e sicure, car sharing e bike sharing capillari, anche attraverso una forte regia pubblica.
Continuare a dipendere dai combustibili fossili esporrà inoltre le famiglie a costi sempre maggiori e più instabili. Dal 2028 l’entrata a regime dell’ETS2 introdurrà un prezzo sulle emissioni dei combustibili impiegati anche nel trasporto stradale.
Arrivare impreparati a quella scadenza significherebbe scaricare ancora una volta il costo del ritardo su chi ha meno possibilità economiche.
La giustizia sociale non consiste nel lasciare le persone intrappolate nel traffico, nella dipendenza dal diesel e nell’aria inquinata.
Consiste nel dare a tutte e tutti alternative accessibili, affidabili e convenienti.
Sosteniamo concretamente chi ha redditi bassi e mezzi più vecchi, ma non arretriamo sulla necessità di ridurre l’inquinamento. Tutelare il diritto alla mobilità e tutelare il diritto alla salute devono essere la stessa politica.
I Co-Portavoce di ‘Europa Verde’
Valentina Marassi
Filippo Bortolini






