Dati Ispra: problemi seri in Italia con incidente a 100 km

A differenza di altre forme di energia, persino delle più inquinanti come petrolio o carbone, gliimpianti nucleari hanno una particolarità: rendono estremamente relativi sia lo spazio che il tempo, dimensioni legate invece intrinsecamente all’essere umano.

Così come le scorie radioattive impiegano un tempo che oscilla dai trecento al milione di anni per diminuire la propria tossicità, allo stesso modo poche centinaia di kilometri equivalgono a una manciata di metri quando un problema serio investe una centrale nucleare, come gli spettri di Three Mile Island,Chernobyl e Fukushima ci insegnano.

La centrale più vicina al confine italiano è, attualmente, quella di Muehleberg in Svizzera e dista solo 98 km dal nostro territorio. Le altre più vicine si trovano in un raggio di 100-200 km mentre, a voler contare tutte le unità atomiche che circondano il nostro paese si arriverebbe a un centinaio, 58 solo a Nord-Ovest (in Francia), 5 a Nord (laSvizzera) ed 1 a Nord Est (la Slovenia).

Insomma: se dovesse succedere un incidente grave in concomitanza con condizioni metereologiche sfavorevoli, l’Italia passerebbe guai seri. A dirlo non sono i “soliti catastrofisti”: il risultato viene dagli stress test che l’Ispra in collaborazione con esperti nazionali ha condotto, a livello europeo, su tutte le centrali attive nel continente in seguito alla tragedia di Fukushima.

Gli stress test vennero richiesti, a pochi giorni dall’incidente e sotto sollecitazione del Consiglio Europeo, proprio per controllare che le centrali nucleari potessero ‘resistere’ ad eventi di tale catastrofismo.

L’attività di revisione della sicurezza degli impianti – ‘stress test’ – è stata condotta in quindici paesi UE con l’aggiunta, volontaria, di Svizzera e Ungheria. A livello orizzontale si è proceduto alla revisione dei Rapporti nazionali degli Stati partecipanti, mentre a livello verticale le attività si sono risolte in visite ad impianti selezionati dei vari paesi, come Slovenia, Slovacchia, Ucraina. Ottanta gli esperti dei ventiquattro Stati Europei che hanno partecipato alla stesura dei rapporti nazionali, in collaborazione con la Commissione Europea e con il supporto dell’ENSREG(European Nuclear Safety Regulators Group) quale gruppo di coordinamento a livello europeo dei regolatori nucleari degli stati membri e del WENRA (Western European Nuclear Regulators’ Association), che hanno stabilito tempistica e processi in modo da favorirne omogeneità e tempestività.

Alcuni dei risultati sono stati presentati nel corso del seminario organizzato oggi a Roma dall’Ispra, in qualità di Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e Autorità di sicurezza nucleare nazionale.

L’Italia, nonostante il ‘no’ al nucleare dell’anno scorso e l’assenza di centrali attive sul suo territorio, è stata interessata, come gli altri paesi, dagli stress test condotti dal disastro giapponese in poi. Non ha centrali, ma aderisce ai trattati, senza dimenticare che manca tuttora, nel nostro paese, una completa disattivazione dei vecchi siti atomici in funzione prima del primoreferendum dell’87, riconfermato a larghissima maggioranza nel giugno 2011.

Referendum che potrebbe non bastare, considerando l’estrema vicinanza degli impianti nucleari ai nostri confini. «E’ ormai evidente che è sempre più urgente un referendum europeo sul nucleare – ha commentato il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli – E’ necessario che sull’uso di una fonte energetica pericolosa e antieconomica come l’energia atomica decidano i cittadini.

Al referendum italiano – continua il leader ecologista – sono stati 27 milioni gli italiani che hanno detto ‘No’ con il referendum al ritorno del nucleare. I dati dell’Ispra confermano che, in caso d’incidente ad una centrale vicina ai nostri confini, il nostro Paese subirebbe danni devastanti. Per questo è necessario che si affermi in Europa un principio di precauzione nei confronti degli impianti atomici».

Il rischio nucleare rappresenta un’ipoteca sul futuro delle generazioni attuali e di quelle che verranno. Negli ultimi mesi l’Europa si sta confrontando con la crisi del debito sovrano: «a questo punto è necessario – conclude Bonelli – che le istituzioni ambientali si confrontino anche con il debito ambientale e di sicurezza che il nucleare pone agli stati europei».

Insomma: nella malcapitata eventualità di un grave incidente in una centrale a noi vicina speriamo di non doverci affidare all’incostanza del vento.

da www.verdi.it

 


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