Mancano poco meno di venti giorni all’inizio della Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile, che a vent’anni esatti dal primo storico incontro torna nella città che l’aveva ospitato: Rio de Janeiro.
E’ qui che nel 1992, alla presenza di 172 governi, 108 capi di Stato o di Governo e 2.400 rappresentanti di organizzazioni non governative venne firmata la convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (riduzione dei gas serra) che a sua volta portò, alcuni anni dopo, alla stesura del protocollo di Kyōto.
Dieci anni dopo l’evento si ripete a Johannesburg, in Sudafrica, con la partecipazione anche di rappresentanti di organizzazioni del mondo del business e dell’associazionismo che quest’anno, di ritorno in Brasile, hanno rafforzato la propria presenza.
La due giorni si concentrerà su due macro-argomenti chiave: l’economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e della riduzione della povertà e la definizione del quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile.
L’argomento è molto complesso e vittima di ritardi e frizioni. Non è un segreto, infatti, che molti paesi – fra i più industrializzati – abbiano fatto in passato e continuino a fare ‘orecchie da mercante’ sulla riduzione della propria ‘impronta’ sul pianeta.
Preoccupa, infatti, l’assenza del presidente americano Obama che replica così l’assenza del suo predecessore George W. Bush a Rio+10, tant’è che numerosi cittadini si sono organizzati in petizioni sul web per chiedere a Obama di partecipare.
A Obama si sono accodati il premier inglese Cameron – a causa della concomitanza del Giubileo di diamante del regno di Elisabetta II – e molti parlamentari europei (la Commissione Ambiente dell’UE) a causa, pare, dei ‘proibitivi’ costi degli alberghi di Rio.
Le premesse non sembrano ottime neanche se pensiamo al mai risolto scontro fra paesi in via di sviluppo e paesi industrializzati, che hanno portato numerose conferenze precedenti (vedi Copenhagen e Durban) a non produrre i risultati sperati.
Anche il tema dell’energia nucleare sara’ trattato durante la Conferenza, a quanto rivela il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Yukiya Amano. Secondo il dirigente e’ ancora possibile stabilire ‘comportamenti corretti’ e definire un piano a lungo termin, in attesa della Conferenza internazionale ministeriale sull’Energianucleare organizzata dall’Aiea, che si svolgerà dal 21 al 27 giugno a San Pietroburgo, in Russia.
La drammatica situazione del nostro pianeta è stata illustrata bene dal WWF nel suo ultimo rapporto sullo Stato del pianeta, presentato a Milano qualche giorno fa. In vent’anni la popolazione globale è cresciuta del 28%, l’economia si è espansa del 75%.
Negli ultimi cinquant’anni, le classi medie e alte del mondo – cioè: una minoranza – hanno più che raddoppiato i loro livelli di consumo. Ci sono 28 milioni di persone nelle baraccopoli, 800 milioni di auto sono responsabili di oltre la metà del consumo globale di combustibili fossili liquidi e di un quarto delle emissioni di anidride carbonica (80% di inquinanti nocivi nei paesi in via di sviluppo), 25-40% di tutta l’energia prodotta è impiegata per costruire e gestire gli edifici (quota analoga nelle emissioni globali di anidride carbonica), ed il tasso di estinzione delle specie è 1.000 volte più alto rispetto al periodo pre-industriale, con perdita di qualità ambientale, materie prime e servizi eco-sistemici indispensabili alla nostra vita e alla nostra economia.
Se le cose non cambieranno, nel 2050 l’umanità si troverà a utilizzare annualmente 140 miliardi di tonnellate di minerali, combustibili fossili e biomasse, rispetto ai 60 miliardi di tonnellate consumati attualmente. Se la vita della Terra durasse un’ora l’uomo sarebbe comparso da circa un secondo eppure questo secondo rischia di compromettere irreparabilmente l’equilibrio del pianeta.
Rio+20 ha il delicato compito di proseguire nel delicato compito di costruire una governante globale sul problema, ovvero un sistema capace di un coordinamento centrale delle questioni ambientali a livello internazionale.
Per questo alcuni propongono che il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (United Nations Development Programme) diventi una vera e propria Agenzia ONU e che venga istituita un’Agenzia mondiale per l’Ambiente (risoluzione del Parlamento Europeo del 29 settembre 2011) supportata da una Corte Internazionale con giurisdizione diretta sui crimini ambientali e le inadempienze degli stati.
Di questa proposta l’Italia è stata candidata a farsi portavoce a Rio+20, nel corso del convegno dell’International Court of the Environment Foundation organizzato il 9 maggio scorso al Campidoglio a Roma. Sperando che ci sia il modo, ma soprattutto la volontà politica, di trovare meccanismi risolutivi efficaci. E a lungo raggio.
da www.verdi.it
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