Questo governo aveva promesso equità sin dal momento del suo insediamento ma dopo le politiche decise in materia finanziaria si sperava che almento sul mercato del lavoro – altra materia su cui la compagine guidata da Monti ci ha messo la faccia – si avesse accortezza nel prendere in considerazione più le necessità dei lavoratori.D’altronde solo pochi giorni fa il ministro del Lavoro Elsa Fornero aveva promesso una “paccata” di miliardi per garantire a tutti i lavoratori assicurazioni sociali in caso di perdita di lavoro.
Invece la grande riforma non c’è stata, piccole modifiche che non cambieranno gran parte degli abusi fatti dalle aziende ai danni dei dipendenti, solo per risparmiare pochi soldi. In cambio però sembra che Monti e Fornero abbiano il chiodo fisso della modifica dell’articolo 18, facendo felici la Marcegaglia con tutta Confindustria al seguito e anche il centrodestra, in cui si può annoverare anche l’Udc.
Il risultato di questi 3 mesi di tante belle promesse è stato assai deludente. Così deludente che persino il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tenuto a precisare con vigore che la riforma del mercato del lavoro «non può essere identificata con la sola modifica dell’articolo 18 ».
Inanto la Cgil, dopo aver abbandonato il tavolo ha annunciato uno sciopero generale che troverà il favore della Fiom e anche la Uil sembra tentennare di fronte a tale “riforma”. L’ultimo giapponese sembra essere Bonanni della Cisl, che considera il risultato ottenuto un “compromesso onorevole”.
Di tutta la faccenda c’è solo un particolare: il governo Monti sta toccando delle norme non previste da alcun programma politico, perché non è un governo presentatosi a delle elezioni. Manca quindi anche il vaglio democratico di queste decisione. In realtà i sondaggi mostrano che i cittadini sono scettici nei confronti dell’operato del ministro Fornero, giudicando negativamente un accordo senza l’avallo delle parti sociali.
«Per modificare l’articolo 18 (ma sarebbe meglio dire per affossare l’articolo 18) è necessario un mandato popolare che il Governo Monti non ha. I cittadini italiani non hanno votato nessun programma che contenesse una modifica dello Statuto dei Lavoratori o una riduzione dei diritti per chi viene licenziato ingiustamente ». Lo dichiara il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: “Quello che propone il governo non si avvicina nemmeno lontanamente al modello tedesco ma un sistema che riducendo le garanzie tende a rendere tutti i lavoratori stabilmente precari ».
Il modello tedesco è un sistema che non lascia la libertà all’impresa di licenziarti tramite indennizzo ma è il giudice che valuta la soluzione più adatta in base al contesto. Una garanzia per non facilitare allontanamenti di lavoratori considerati politicamente scomodi da parte dei datori di lavoro o dei dirigenti.
Insomma, le soluzioni proposte come eque e giuste in realtà celano un appiattimento sulle posizioni aziendali più conservatrici, visto che i contratti a progetto rimangono così come sono e quelli a tempo determinato costeranno un imbarazzante 1,4 per cento in più di quelli a tempo indeterminato (che in futuro non corrisponderà più al cosiddetto “posto fisso”).
«E’ ormai evidente che la crisi la stanno pagando solo i ceti medio-bassi attraverso la riforma delle pensioni, l’articolo 18 ed il taglio delle risorse per i servizio come la sanità, il trasporto pubblico mentre nell’azione del governo non c’è traccia di equità – conclude Bonelli -. A pagare non possono essere sempre le fasce medio-basse: adesso è giunto il momento di una patrimoniale sui grandi patrimoni, dell’Imu per le Fondazioni bancarie che continuano ad essere esenti da tasse sul patrimonio immobiliare e la riduca la spesa militare che continua ad essere intorno ai 40 miliardi di euro?».
da www.verdi.it
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