Paolo Galletti (da ‘Terra’ quotidiano ecologista)

IL CASO. Gli indici dell’Arpa peggiorano. All’origine della crisi ci sono le emissioni di polveri fini nelle province di Bologna e Modena.

L’Emilia Romagna è ammalata. In questi giorni la sua qualità dell’aria è in preoccupante peggioramento. Gli indici dell’Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) dimostrano che le colpevoli principali della crisi sono le polveri fini nella pianura bolognese e modenese (il PM10; www.arpa.emr.it).

La causa predominante del PM10 sono i veicoli; altri inquinanti atmosferici critici sono gli ossidi d’azoto e d’estate l’ozono. Tutto questo inquinamento causa gravi danni alle persone, patologie polmonari, minore attesa di vita, ed anche impatti agli ecosistemi, alle colture, agli edifici, al clima. Le perdite sono ingenti anche per l’economia.

Il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potocnikha ha recentemente stimato che il PM10 provoca da solo circa 455mila decessi prematuri ogni anno in Europa. Contrastare l’inquinamento atmosferico porterebbe a benefici di almeno 70 miliardi di euro l’anno, a fronte di investimenti iniziali di 50 miliardi. Il gioco varrebbe la candela, anche solo dal punto di vista strettamente economico.

I costi d’investimento per cambiare i modi di produzione, per promuovere una mobilità dolce, per sostituire le fonti fossili d’energia con quelle rinnovabili produrrebbero benefici economici molto superiori. Nessuno dei rimedi assunti fin’ora ha risanato l´aria emiliano romagnola.

Il rapporto “Mal’aria di città 2011”, pubblicato da Legambiente, denuncia che nel 2010 ci sono state 48 città italiane fuorilegge, cioè con superamento dei limiti sanitari per più di 35 giorni all’anno. La Pianura Padana s’è confermata l’area più critica: in Emilia nel 2010 i superamenti del PM10 sono stati 84 a Reggio Emilia, 82 a Modena, 63 a Bologna e Piacenza, 61 a Parma.,59 a Ferrara,58 a Rimini,47 a Ravenna,45 a Forlì. In Regione, Legambiente ha effettuato il 13 gennaio 2011 a Bologna dei rilevamenti con l’unità portatile Personal Dustmonit della Con.tec Engineering Srl per il monitoraggio delle polveri fini. Sono stati individuati 8 siti per effettuare brevi misurazioni (da un minimo di 3 ad un massimo di 18 minuti) nella fascia antimeridiana: 2 all’interno di zone pedonali, 4 in aree a traffico limitato, 2 sui viali di circonvallazione; tutti i valori superano ampiamente gli standard di legge.

In particolare, i dati delle PM 10 sono risultati al di sopra della soglia dei 50 μg/ m3 , tutti superiori a 100 nelle zone non pedonalizzate, dove ci sia attesta su un trend doppio rispetto alle aree prive di traffico. Nessuno dei provvedimenti per risanare l’aria è risolutivo se viene attuato singolarmente. Servirebbero più soluzioni congiunte, attuate con la massima collaborazione tra Comuni, Province, Regioni e Stati europei.

Ma i governi e le amministrazioni non mandano segnali positivi. La Commissione europea il 18 gennaio scorso ha rinviato le nuove norme europee contro l’inquinamento atmosferico dei sistemi produttivi: non ci sarà alcuna direttiva europea forse fino al 2013. Le scuse del rinvio sono sia economiche, cioè la scarsità di risorse, sia strutturali, cioè si attende una riforma complessiva delle politiche su energia, mobilità e sviluppo.

L’Italia è sotto procedura d’infrazione europea per l’insufficienza dei piani di risanamento atmosferico: dovremo agire entro un anno o saremo condannati a pagare multe salatissime. Nulla di nuovo sotto il sole del Bel Paese: da tempo l’Italia è coinvolta in gravi procedure d’infrazione sui temi ambientali. Invece di migliorare stiamo peggiorando. L’ultima Finanziaria italiana ha ridotto di un terzo i fondi per i trasporti pubblici locali.

La Regione Emilia-Romagna, nonostante i suoi buoni propositi a favore di ferrovie e sistemi di mobilità collettivi, in realtà con il nuovo Piano regionale dei trasporti incrementa i traffici stradali, prevedendo addirittura nuove autostrade e perdendo un’ennesima occasione per limitare l’inquinamento atmosferico causato dai veicoli.

A livello locale i sindaci si limitano a porre blocchi del traffico in centro-città. Le domeniche senz’auto, nate con l’austerity degli anni ‘70 e ripetute fino ad oggi, sono diventate quasi un rito, sono servite a risvegliare la coscienza dei cittadini. Ma i blocchi del traffico stanno diventando una scusa per l’inazione dei sindaci e rischiano l’impopolarità. I sindaci sono sempre meno inclini ad attuarle. A lungo termine le mezze misure contro lo smog rischiano di diventare controproducenti, perché generano avversione.

Limitare solo il traffico domenicale è considerato ormai un palliativo e sviluppa il rigetto in amministratori, commercianti, cittadini. Invece di migliorare rischiamo di peggiorare. Anche a Bologna il Commissario Cancellieri s’è fatto convincere ed ha ridotto i blocchi di traffico urbano, disattivando più volte SIRIO, i telecontrolli d’accesso al centro. Il contraccolpo potrebbe danneggiare tutte le altre misure necessarie per risolvere la mal’aria delle città.

A Bologna perfino i “grillini”hanno attaccato SIRIO,strizzando l’occhio agli automobilisti, invece di chiedere misure più rigorose di fronte al peggioramento della qualità dell’aria. Un bell’esempio di “nuova politica” populista. Invece d’arretrare i sindaci ed i governanti dovrebbero intervenire più coraggiosamente, con nuove misure integrate, efficaci contro l’inquinamento: il rilancio del trasporto pubblico, il controllo degli accessi urbani con la tassazione-tariffazione dei veicoli più inquinanti (“road-pricing” e “carbon-tax”), incentivi per la rottamazione senza sostituzione delle vecchie auto, il ridisegno delle città nell’ottica della mobilità sostenibile, la riqualificazione energetica dei veicoli, degli edifici, delle industrie. I margini di miglioramento nella Pianura Padana sarebbero enormi: basti pensare che nei grandi comuni dell’Emilia-Romagna il tasso di motorizzazione è di 6 auto ogni 10 abitanti: il doppio rispetto a città europee come Londra, Parigi e Berlino, dove i trasporti pubblici funzionano davvero. L’Emilia Romagna deve prendere esempio.

Con le cure opportune i benefici sarebbero enormi: riduzione dell’inquinamento e crescita dell’economia; aumenterebbero sia la salute, sia la vendita di eco-tecnologie, sia gli utenti del trasporto pubblico, sia le entrate dei Comuni; si risparmierebbero salute ed energie. Per fare questo però occorre anche una diffusa convinzione dei cittadini a cambiare seriamente le proprie abitudini ed i propri stili di vita, prendendosi a cuore davvero le sorti delle nostre città.

Categorie: PROVINCIA

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