DIBATTITI. Stop alla sudditanza della politica verso la finanza. Una proposta di Banca Etica per un uso responsabile del denaro.
Banca Popolare Etica, insieme ad Arci, hanno portato la Finanza Etica al Festival di Internazionale a Ferrara alcuni dei massimi esperti di finanza etica con l’obiettivo di approfondire lo stato dell’arte e di immaginare possibili scenari futuri. Ugo Biggeri, presidente del primo gruppo bancario italiano interamente dedito alla finanza etica, Peru Sasia, direttore di Fiare (Fondazione spagnola per l’investimento e il risparmio responsabile), Katharina Beck, Direttrice dell’Institute for Social Banking e Susan George, politologa e attivista franco-americana, tra i massimi esperti di giustizia sociale, hanno illustrato lo stato della Finanza Etica in Europa e alcune proposte per contribuire a superare l’attuale crisi finanziaria, economica e sociale.
«La politica sembra succube dei mercati finanziari – dice Ugo Biggeri, presidente di Banca Popolare Etica ed Etica sgr -. Per questo Banca Etica, insieme alle reti europee della finanza etica, chiede ai Governi di uscire da questo stato di sudditanza, a partire da una regolamentazione più stringente, dal contrasto ai paradisi fiscali e dall’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie che argini la speculazione senza danneggiare gli investimenti in economia reale. Ma da oggi la proposta della finanza etica riguarda una presa di coscienza collettiva e chiama in causa anche i singoli cittadini/risparmiatori che troppo spesso oltre che vittime della crisi ne sono anche complici inconsapevoli. Ogni volta che sottoscriviamo un prodotto finanziario – anche un semplice conto corrente o un fondo pensione – guardando solo al rendimento promesso e senza chiederci come i nostri soldi saranno utilizzati accettiamo di essere parte del sistema che ha condotto l’economia globale in questo stato. Banca Etica propone ai cittadini di farsi qualche domanda in più, per poter dire «non con i miei soldi».
Peru Sasia, direttore di Fiare, ha raccontato del movimento degli Indignados che in Spagna sta mobilitando migliaia di persone nella richiesta di una politica più responsabile, di un’economia più equa e di una finanza che non massacri la collettività per il vantaggio di pochi ma che offra risorse per l’economia reale. Un movimento la cui strada è strettamente intrecciata a quella della Finanza Etica in un percorso di superamento delle attuali insostenibilità ambientali, politiche economiche. «Questa crisi ha ben poco a che fare con l’economia reale, è il frutto del ruolo distruttivo della finanziarizzazione dell’economia – dice Paolo Beni, presidente di Arci -. La finanza è il vero potere occulto, in balia di speculatori che decidono quali economie salvare e quali affondare, che attaccano la sovranità degli stati e quindi la democrazia. La crisi non è un incidente di percorso, non ha intaccato il blocco di potere rappresentato dalle banche, per il cui salvataggio sono stati bruciati, dal 2008, molti miliardi di dollari. L’unica vera autorità europea è ormai la Bce, mentre i governi, succubi dei poteri finanziari, scelgono di scaricare i costi della crisi sui più deboli. Bisogna cambiare rotta, uscire dalla crisi con un diverso modello di sviluppo che punti alla riconversione ecologica dell’economia, alla qualità e sostenibilità delle attività produttive, ai beni pubblici e sociali».
Il convegno
La crisi finanziaria esplosa nel 2008 e riacutizzatasi nelle ultime settimane ha messo sotto gli occhi di tutti le conseguenze concrete provocate da una finanza che sempre meno serve a reperire risorse per l’economia reale ed è sempre più dedita ad attività altamente speculative che hanno il solo obiettivo di assicurare profitti elevati a pochissime persone nel minor tempo possibile. A tre anni da questa presa di coscienza collettiva, però, poco è cambiato sul piano delle regole internazionali e le “cattive abitudini” degli speculatori sono tornate routine. Eppure, lentamente, lontano dai riflettori, si sviluppano modelli di finanza alternativa e attenta al bene comune. Sempre più cittadini guardano alla finanza etica come a una soluzione per le proprie esigenze finanziarie nel rispetto della sostenibilità sociale e ambientale.
Tredici “banche etiche” di diversi Paesi aderenti al network “Global Alliance for Banking on Values” (tra cui per l’Italia, Banca Popolare Etica) gestiscono assets che superano i 10 miliardi di dollari; nell’insieme questi 13 istituti di credito dediti alla sostenibilità servono oltre 7 milioni di clienti in più di 20 Paesi. Una ricerca recentemente pubblicata dall’associazione dei forum europei per la finanza sostenibile, Eurosif, ha evidenziato un +87% negli ultimi due anni per i patrimoni investiti nel Vecchio Continente secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale. Dunque, la finanza etica in tutto il mondo e in particolare in Europa sembra destinata a diventare qualche cosa di più che una semplice utopia.
I consumatori che sempre più spesso scelgono prodotti del commercio equo e solidale o selezionano le aziende più attente alla responsabilità sociale e ambientale, iniziano a cercare etica e trasparenza anche nei prodotti finanziari. La finanza etica non potrà sostituire integralmente la finanza tradizionale, ma quanto è in grado di contagiarla nelle buone pratiche? Qual è l’impatto della finanza speculativa sul benessere globale del pianeta e delle persone? E quali sono le risposte alternative proposte dalla finanza etica? Dalla giustizia fiscale (no ai paradisi fiscali, si alla tassa sulla speculazione finanziaria) alla valutazione sociale dei progetti da finanziare.
Quale il ruolo dei media? Se il potere oggi è gestito da lobbies finanziarie più che della politica la stampa deve diventare “watchdog” della finanza? E può contribuire a far crescere il grado di educazione finanziaria dei cittadini, solitamente piuttosto basso? Sono queste alcune delle domande a cui l’incontro ha cercato di dare una risposta.
coordinatore del GIT di Banca Etica di Bologna
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