di Gabriella Meo (da ‘Terra’ – quotidiano ecologista del 21-01-2011)
REGIONE. La consigliera Gabriella Meo ha chiesto alla giunta di conoscere il parere espresso rispetto al progetto del gasdotto.

Settecento chilometri di ‘tubo’, per 40 metri di larghezza, ad una profondità di almeno 5 metri oltre alle strade camionabili di accesso: sventreranno la nostra dorsale appenninica senza un vero perché. Raderanno al suolo boschi, danneggeranno diversi ecosistemi, rovineranno l’habitat di molti animali e renderanno turisticamente meno appetibile l’Appennino. Pochi giorni fa ho presentato un’interrogazione alla Giunta regionale sul mega gasdotto “Rete Adriatica” progettato da Snam Rete Gas spa, in joint venture con la multinazionale Bp, nota alle cronache mondiali per il disastro petrolifero nel Golfo del Messico, gasdotto che attraverserà 10 regioni italiane, tre parchi nazionali, uno regionale e 21 aree protette dall’Unione europea.
 
Il territorio dell’Emilia-Romagna è interessato dal passaggio dell’ultimo dei 5 tronconi in cui Snam ha suddiviso il tracciato, il Sestino-Minerbio, che entrerà in Emilia-Romagna nell’Alta Val Marecchia in provincia di Rimini e, attraversando le province di Forlì-Cesena e Ravenna, arriverà al grande stoccaggio di metano di Minerbio in provincia di Bologna, causando un notevole danno ambientale in molti ambiti naturali. Solo per fare un esempio, ricordo che il fiume Savio verrà tagliato 20 volte: lascio immaginare le dimensioni del taglio e dello sterro per far transitare un tubo del diametro di metri 1,20.
 
Nel progetto il gasdotto viene chiamato “Rete Adriatica” quindi non si capisce perché questo, arrivato all’altezza di Biccari (in Puglia), dopo aver affiancato il ramo della rete nazionale esistente lungo l’Adriatico,  si distacchi da questa per  infilarsi nei crinali appenninici. La stessa Snam nello studio di Impatto Ambientale del tratto Massafra-Biccari, per opere che hanno uno sviluppo lineare come questa, argomenta sul bisogno di utilizzare corridoi tecnologici già presenti nei territori, evitando di gravare su nuovi terreni privati, sfruttando servitù già costituite e soprattutto limitando il “consumo” di territori naturali.
 
E, invece, il progetto del super metanodotto Brindisi-Minerbio, dalla località Biccari in poi, invece di continuare a raddoppiare la dorsale adriatica (come invece è stato fatto per la tirrenica), proseguirebbe per gli Appennini andando ad intaccare i territori naturali meglio conservati dell’Italia, più ricchi di fiumi, biodiversità, parchi naturali, aree Sic, Zps, ma anche a più alto rischio idrogeologico e sismico. Insomma un’opera da fare a tutti i costi, ma nelle zone a più alto rischio sismico d’Italia, come sottolineato anche dal deputato catalano del Parlamento europeo, Raul Romeva i Rueda, del gruppo Verdi/Ale, che è stato il primo ad aver presentato un’interrogazione prioritaria alla Commissione europea e ad aver percepito il pericolo di trasformare il centro Italia in una vera e propria polveriera.
 
La scelta di dirottare il gasdotto lungo l’Appennino non è adeguatamente motivata sotto l’aspetto tecnico, presentando una forte connotazione di arbitrarietà, e dimostra nello stesso tempo l’approssimazione con la quale è stato effettuato lo studio delle alternative di tracciato, che pertanto non può considerarsi assolutamente esaustivo e ci impegna a spingere la Snam e l’Italia a rivedere l’intero progetto presentato. Per tutti questi motivi ho chiesto, nell’atto di sindacato ispettivo, rivolto alla Giunta regionale che parere ha espresso sul merito del progetto e se abbia chiesto la modifica del progetto e in particolare lo spostamento del tracciato del gasdotto dalla dorsale appenninica.
 
*Consigliera dei Verdi della Regione Emilia-Romagna (www.gabriellameo.it)


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