di Vittorio Marletto da ‘Terra’ quotidiano ecologista
Domenica scorsa un amico mi portato a vedere la “fontana” dell’acqua gasata e naturale, installata da qualche mese in prossimità di un parco urbano del suo comune (Castellarano, sulla sponda reggiana del Secchia). Si tratta di un apparecchio che refrigera e addiziona di anidride carbonica l’acqua potabile. Basta piazzare una bottiglia sul piano dell’apparecchio sotto uno dei rubinetti e in un attimo si ottiene gratuitamente acqua fresca gasata o naturale a volontà. I cittadini sembrano entusiasti del nuovo servizio, ho visto arrivare gente a piedi e in bicicletta, con cestelli da quattro o sei bottiglie, e bambini armati di bottigliette da mezzo litro servirsi da soli all’apparecchio, che non ha parti in movimento ed è quindi facile da usare anche per un bimbo, senza rischi di danneggiamento. Un altro amico presente mi raccontava che a Reggio queste fontane sono state installate nei quartieri della città e che le file sono spesso molto lunghe, tanto che è stato introdotto un limite alla quantità d’acqua che si può ritirare.
Con una piccola ricerca in internet ho appurato che in provincia di Reggio questi distributori sono al momento ben quarantotto, dislocati a cura dell’azienda di servizi Iren Emilia, attiva nelle province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. Secondo l’azienda lo scopo di questi distributori da una parte è il risparmio di costi alle famiglie, che usufruendo del distributore comprano meno acqua da bere in bottiglia di plastica (in un anno sono stati risparmiati in questo modo quasi 500mila euro), dall’altra vi è una notevole diminuzione dei rifiuti solidi urbani derivante dal mancato acquisto e smaltimento delle bottiglie in plastica (il sito Iren parla di una riduzione di 56 tonnellate di rifiuto, corrispondente a oltre un milione di bottiglie di plastica in meno). Inoltre siccome l’acqua arriva al distributore con un tubo e non con un camion bisogna anche conteggiare un minore inquinamento legato ai trasporti.
Insomma, sembra una trovata geniale, il classico uovo di Colombo. Siccome non esistono medaglie a una faccia sola facciamo comunque osservare che l’acqua erogata dai distributori non è certo acqua sorgiva, proviene dall’acquedotto, ed è infatti addizionata di cloro per prevenire l’eventuale contaminazione microbiologica, e siccome è estratta dal sottosuolo o prelevata dalle aste fluviali non va esente per esempio dal classico problema di tutta l’acqua della pianura emiliano-romagnola, la contaminazione da nitrati di origine agricola e in particolare zootecnica. La questione nitrati nell’acqua è piuttosto seria, i nitrati una volta ingeriti possono trasformarsi in nitriti, tossici specie per i bambini, e nitrosammine, potenzialmente cancerogene. Secondo le leggi vigenti nell’acqua non bisogna superare i 50 microgrammi/litro, anche se sono auspicabili valori molto più bassi (Oms per esempio suggerisce di non superare i dieci µg/litro).
La stessa Iren ha dovuto realizzare nei paraggi di Parma un impianto ad osmosi inversa per rimuovere i nitrati dall’acqua. Diverso sarebbe se queste fontane, come nella Roma dei papi, fossero i terminali urbani di acquedotti derivanti dalla captazione di sorgenti montane, sorgenti che anche in Emilia invece vengono “prese d’assalto” dalle ditte che imbottigliano l’acqua minerale e che per questo versano un ben misero obolo alla collettività, sulla quale invece scaricano tutti i costi ambientali di questa attività privata assurdamente consentita dalla regione. Come dichiarava di recente la consigliera regionale Verde Gabriella Meo «le 23 aziende concessionarie autorizzate [in Emilia-Romagna] hanno imbottigliato annualmente oltre 340 milioni di litri, per i quali sono stati pagati canoni per la ridicola cifra di 35.374 euro: un’autentica regalia ai privati concessionari, una cifra inferiore persino allo stipendio del funzionario regionale che ne segue l’iter burocratico».


INTERESSANTE MA QUANTO COSTA L’INTERO IMPIANTO UNA SPECIFICA SAREBBE UTILE