I comuni dell’area ValSamoggia (Provincia di Bologna), ovvero Castello di Serravalle, Savigno, Monteveglio, Monte San Pietro, Crespellano, Bazzano e Zola Predosa hanno intrapreso il percorso associato di redazione del Piano Strutturale Comunale (PSC) aderendo alla formazione dei nuovi strumenti urbanistici in forma associata prevista dalla legge 20/2000.
Il percorso è nato con l’intento di far partecipare tutta la cittadinanza, alla formulazione di idee e proposte per il proprio territorio, sfruttando tecniche di “laboratorio attivo” come, Forum tematici, Workshop e “Bar Camp”: l’avvio dei lavori risale a febbraio 2010 ed un’approvazione del piano potrebbe essere plausibile entro il 2012.
In questo arco di tempo, i cittadini si sono potuti avvicinare ai meccanismi urbanistici che governano il territorio, confrontandosi a più livelli con i differenti portatori di interesse. Largo spazio è stato fornito alle associazioni che quotidianamente si impegnano per la difesa del territorio e, per tutta la durata degli incontri, il bilancio partecipativo ha presentato un saldo di presenze molto elevato.
Nella primavera 2011 è stato presentato il Documento Preliminare del Piano Strutturale Comunale che, unitamente a VALSAT-VAS (Valutazione di Sostenibilità Ambientale e Territoriale – Valutazione Ambientale Strategica) e Cartografie Tematiche, costituisce la “visione” che si è voluta rendere al territorio dell’Area Samoggia nel prossimo futuro: gli elementi strategici adottati sono statti identificati in a) gestione di una crescita moderata e qualificata b) sostenibilità ambientale e socio culturale come base per la pianificazione c) trasformare i residenti in cittadini d) decidere con la cittadinanza la gamma delle priorità.
Se immaginiamo di catapultarci in queste dolci colline bolognesi che lambiscono la pianura, tra le criticità emergenti che si possono notare spostandosi da Zola Predosa verso Bazzano, lungo l’asse della Via Bazzanese, emerge l’intensa urbanizzazione che ha colpito il territorio nella fascia pedecollinare, in particolare nei Comuni di Zola Predosa e Crespellano, a seguito delle scelte urbanistiche dei piani regolatori antecedenti a questo PSC. Questo elemento ha avuto forti ripercussioni anche sulla politica territoriale con la crescita delle liste civiche nelle passate elezioni amministrative, nate per contrastare la politica del mattone e del consumo di suolo, molto diffusa a livello della Provincia di Bologna e dell’intera Regione.
La scelta di far cassa con gli oneri di urbanizzazione è stata un “modus operandi” che nel nostro territorio ha preso piede creando dei veri e propri quartieri dormitorio, privi di servizi e di contestualizzazione all’interno dei piani urbanistici. Una “sporulazione urbana” che ha contaminato le falde acquifere, inquinato l’atmosfera per l’assenza di una vera politica dei trasporti pubblici e creato una barriera di cemento che riduce le connettività ecologiche alle sole capacità dei torrenti di assolvere a questa funzione.
Insomma, la politica del mattone sviluppata in questa porzione d’Italia non ha nulla di “eco-friendly” e si è sempre sviluppata lontano da logiche di partecipazione e condivisione degli obiettivi con la cittadinanza.
Pertanto la stesura partecipata di questo PSC nasce sotto l’auspicio di essere davvero tale e si pone degli obiettivi di alto profilo nel mettere la tutela del territorio tra le scelte strategiche per il governo del territorio.
Se andiamo ad analizzare il contesto territoriale, il mercato immobiliare dell’area bazzanese risente di una crisi economica: aree come il comparto C4 nel Comune di Zola Predosa, sono state edificate al 50% e del restante 50% costruito, poco più della metà degli immobili risulta venduto. Senza contare l’elevato numero di immobili sfitti che, sommandosi all’invenduto, generano una capacità di accoglienza residua molto elevata.
Questo elemento, la carenza di domanda nel settore immobiliare, dovrebbe essere un elemento cardine con cui affrontare le scelte urbanistiche del prossimo futuro: non si può prescindere dalla situazione internazionale, che giocoforza mostra ricadute locali, nelle scelte strategiche di un’amministrazione soprattutto in questo momento storico.
Questo aspetto, tuttavia, sembra non rientrare nelle logiche del PSC dell’area Bazzanese che a fronte di una presunta crescita di 600 residenti anno per i prossimi 15 anni (più cautelativa rispetto ai 900 registrati negli ultimi anni) prevede un ulteriore edificato di 3.200 alloggi anche in ambiti dove realizzare nuovi insediamenti e cioè in aree dove consumare il suolo con ulteriori impermeabilizzazioni. Non solo, il meccanismo tecnico del PSC individua anche la funzione della perequazione urbanistica quale tecnica per spostare aree edificabili in zone territoriali limitrofe. Tramite la perequazione si attua un meccanismo perverso e sbagliato che, sostanzialmente, aggiunge edificabilità ad un piano urbanistico al fine di ottenere aree necessarie per usi pubblici.
Di fronte a queste scelte che sono in contrasto a logiche di tutela del territorio, diversi enti come Autorità di Bacino del Reno, ARPA e Consorzi di Bonifica hanno espresso perplessità e criticità sul Documento Preliminare del PSC in quanto lo sviluppo urbano nella fascia pedecollinare non è coerente con gli obiettivi di qualità e tutela idrogeologica dell’area, sottolineando come l’antropizzazione da una parte ed il regime climatico (che prevede eventi meteorici intensi in un breve lasso di tempo) dall’altra siano pressioni troppo elevate per l’area Bazzanese e che, pertanto, porterebbero in sofferenza il territorio.
Associazioni come Legambiente e l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bologna si soffermano sull’aumento della popolazione e la scelta di nuove costruzioni a fronte di previsioni condivisibili, nella speranza che i paesi non invecchino, ma del tutto aleatorie in virtù del blocco del mercato immobiliare e della forte crisi economica.
Un aspetto da non sottovalutare resta la mobilità, tutt’ora sofferente per un servizio ferroviario metropolitano che recentemente ha visto l’introduzione di nuovi treni, più dignitosi per il trasporto dei cittadini in quanto maggiormente puliti e curati, ed incredibilmente (nel senso che si stenta a crederci) inquinanti poiché a gasolio! Ma anche per un sistema che mette sempre al centro la realizzazione di strade per far andare le vetture piuttosto che rendere gli spostamenti veramente intermodali.
Ma l’aspetto che più preoccupa, e sul quale i Verdi della Provincia di Bologna stanno ponendo molta attenzione parlando anche con le liste civiche del territorio, è il pericolo di nuove urbanizzazioni, favorite dal meccanismo della perequazione urbanistica.
Se il Piano Strutturale Comunale è realmente realizzato tenendo come principio ispiratore la scelta della partecipazione, si tenga conto di un approccio che metta al centro delle decisioni la piena ottimizzazione di ogni spazio urbanizzato in modo tale da non sottrarre ulteriore suolo e da non compromettere l’idrogeologia dell’area. Un piano che vada a colmare gli ambiti urbani da riqualificare e che offra in primis i servizi piuttosto che le case. Un piano che possa essere scelto, modificato, aggiustato, cambiato dalla popolazione, poiché sono i cittadini che vivono il territorio e devono decidere come deve crescere. Le amministrazioni devono restare il braccio operativo della volontà popolare.

