Il termine biomassa è stato introdotto per indicare tutti quei materiali di origine organica (vegetale o animale) che non hanno subito alcun processo di fossilizzazione e sono utilizzati per la produzione di energia.
Pertanto tutti i combustibili fossili (petrolio, carbone, metano, ecc..) non possono essere considerati come biomassa. Le biomasse rientrano fra le fonti rinnovabili in quanto la CO2 emessa per la produzione di energia non rappresenta un incremento dell’anidride carbonica presente nell’ambiente, ma è la medesima che le piante hanno prima assorbito per svilupparsi e che alla morte di esse tornerebbe nell’atmosfera attraverso i normali processi degradativi della sostanza organica.
L’utilizzo delle biomasse quindi accelera il ritorno della CO2 in atmosfera rendendola nuovamente disponibile alle piante. Sostanzialmente queste emissioni rientrano nel normale ciclo del carbonio e sono in equilibrio fra CO2 emessa e assorbita. La differenza con i combustibili fossili è pertanto molto profonda: il carbonio immesso in atmosfera è carbonio fissato nel sottosuolo che non rientra più nel ciclo del carbonio, ma nel terreno è fissato stabilmente. In questo caso si va a rilasciare in atmosfera vera e propria “nuova” CO2.
Il termine è utilizzato per descrivere la produzione di energia in impianti appositi: impianti a biomassa. La valorizzazione energetica dei materiali organici contribuisce alla produzione di energia termica e con impianti di medie o grosse dimensioni può produrre anche energia elettrica, contribuendo a limitare le emissioni di anidride carbonica
Questa era, inizialmente, la nostra (verdi) proposta di riconversione degli ex zuccherifici di S. Pietro in casale, espressa tramite una pubblica assemblea, dove era possibile utilizzare una ingente produzione locale di vegetali,atta a sopperire la bietola, garantendo agli agricoltori ed ai cittadini una filiera “diretta”, con la massima convenienza per tutti, ed una produzione di energia da soddisfare migliaia di famiglie.
Ora, per diversi motivi, in particolare per l’assenza di una normativa di programmazione, diventa impossibile contrastare la capillarità degli impianti, sia di biomassa, che fotovoltaici “fai da te”, perché ogni forma atta a fornire una alternativa alla produzione di energia tradizionale va incentivata, anche mancanza di un piano strutturato e pubblico, che faccia fronte ai bisogni energetici completi, almeno locali, per cui ora, sostanzialmente è delegato questo ad ogni privato in grado di farlo, per adoperarsi in tutto ciò che può fornire fonti di energia pulita, a livello personale, se non per relative e legittime speculazioni personali.
Questo, come ogni altro governo, non hai pensato ad una programmazione precisa, se non puntando tutto sul nucleare, ora alla luce di eventi a dire poco catastrofici è necessario recuperare il tempo perso.
Di conseguenza, dov’è l’assurdo in tutto questo.
Non certo nella ricerca o costruzione di fonti energetiche a basso o nullo impatto ambientale, non certo nel dare una alternativa a forme di energia che ormai sono diventate, per i cittadini, economicamente insostenibili, ma piuttosto, nella perversa gestione dello sviluppo di energie a basso impatto ambientale.
Per esempio, esistono progetti in grado di costruire centrali nucleari, nello stesso tempo, esistono, di certo, quelli per grandi centrali ad energia solare, o eolico in grado di soddisfare intere città
Come del resto, e qui il paragone appare fuori luogo, è nelle cose la possibilità di fare a meno delle antenne tv. ma, nonostante il motivo principale per cui siamo passati al digitale terrestre, fosse quello di eliminarle tutte, ci ritroviamo a raddoppiarle, confermando che un certo tipo di economia, supera la politica e piega ai suoi piani ogni sviluppo sociale in tal senso.
L’affidare al “fai da te” la prospettiva energetica è demenziale, se non visto all’interno di una enorme speculazione economica, dove ognuno, nel breve futuro, avrà il suo piccolo impianto solare, dove ad ogni agricoltore converrà di più sfruttare la terra mediante le biomasse se non con impianti fotovoltaici, come sta già avvenendo,dicendola lunga sulle condizioni della nostra agricoltura.
In sostanza, l’economia, impone che ognuno di noi compri o si costruisca il proprio mezzo di fonte energetica, appena tutti avranno acquistato il necessario, qualcuno rimettendoci ed altri guadagnandoci, si scoprirà miracolosamente e paradossalmente, che non è più necessario, perché è molto più economico e meno impattante e più conveniente avere un unico riferimento di fonte energetica, speriamo pubblica e qualcuno racconterà o sta già raccontando, che esiste il problema dello smaltimento dei pannelli solari e di tante altre cose, continuando a sperare che prima o poi imbocchiamo la strada giusta, che almeno a livelli regionali e provinciali, si attuino forme di produzione di energia “pulita”, che possano investire almeno un comune, se non la provincia o la regione stessa.


